BOOMBOX MEETS…BE FOREST

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A cura di Federico de Feo

Per la nostra rubrica Boombox abbiamo intervistato il gruppo marchigiano Be Forest.

Il vostro primo album, Cold (2011), ha avuto ottimi riscontri. Il secondo lavoro è sempre un passo difficile. Come è stata la lavorazione di Earthbeat (2014)?

Lavorare al secondo album credo sia sempre una momento “critico” per una band. Bisogna stare attenti a tantissime cose e l’ansia di poter ricevere una critica non positiva è alta. Earthbeat è stato un lavoro più ragionato, più minuzioso, un approccio del tutto differente da Cold che è stato un lavoro più immediato

C’è qualcosa che vi ha influenzato fortemente nella composizione di questo disco? Sicuramente l’ispirazione primaria sono state le musiche e la filosofia di vita degli Indiani d’America, come si può anche notare da certi titoli di canzoni. Poi attraverso questo ognuno di noi ha inserito del prorio. Il battito del tempo e della terra sono gli elementi base per questo album che è un unione continua tra uomo e natura.

Come cresce un pezzo vostro? Come lo progettate?

I brani vengono creati in sala prove, creiamo un brano tutti insieme nello stesso momento, Non ci riesce bene lavorare separati, Prima la musica e poi la linea vocale ed il testo.

Come vi spiegate il fatto di aver maggior successo in America, cosa che vi ha portato a suonare anche per KEXP, e in parte esser poco valorizzati in Italia?

È stata un esperienza meravigliosa e terrificante allo stesso tempo. Trovarsi nel luogo in cui si sono esibiti i più grandi artisti della nostra era è una grande responsabilità soprattutto quando non hai possibilità di sbagliare visto che sei in diretta. Eravamo molto emozionati e penso che si sia potuto vedere dai video, l’adrenalina e l’emozione in questi casi è talmente forte che ti blocca, siamo stati contentissimi di quello che abbiamo fatto anche se siamo consapevoli che avremmo potuto fare di meglio, è stata un esperienza che ci rimarrà dentro per tutta la vita.

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