Abbiamo intervistato gli Andead, gruppo punk milanese, nato nel 2007 e formato da Andrea Rock, Gianluca Veronal, Casio e Joe “La Jena”.


Per farvi conoscere a chi ci segue, vi chiediamo di dirci se volete, come è nato il nome ANDEAD e cosa significa.

Andead è un progetto che nasce nel 2007 con la volontà di “riportare in vita” una determinata attitudine all’interno della scena alternative punk italiana; il nome della band è un gioco di parole tra il mio (Andrea) e il termine inglese undead” (non morto). Un progetto che doveva essere qualcosa a tempo determinato si è evoluto col tempo fino a diventare il più longevo.

La vostra è una carriera ormai decennale, in cui avete condiviso i palchi con i grandi nomi e band del punk rock; cosa si prova a trovarsi fianco a fianco ad artisti come Marky Ramone, Glen Matlock (Sex Pistols), Lars Frederiksen (Rancid) ecc, che sono stati magari anche fonte di ispirazione?

Ogni volta che saliamo sul palco di determinati gruppi/artisti di livello internazionale la volontà è quella di imparare il mestiere: vedere come si preparano pre show, l’attenzione posta per la produzione e l’allestimento, la precisione con la quale si costruisce il live….è come andare a lezione, ma è più divertente!

Com’è essere una punk rock band in questo momento ed in generale, in Italia?

Significa essere dei veri e propri “underdogs”; la storia del punk ci insegna che, eccezion fatta per il punk revival di metà anni ’90, questo genere non hai quasi mai goduto del supporto dei media. Ma il punk rock è un genere che a mio avviso se ne deve fregare di quello che il contesto; i gruppi che stimo di più hanno un messaggio e una missione, hanno cose da dire, attraverso un sound ben preciso. per questo gli underdogs alla fine, vincono.

Siete una band molto attiva socialmente, fate spesso beneficenza soprattutto per Amnesty International; quanto è importane per voi che i musicisti e gli artisti in generale utilizzino i mezzi e le risorse a loro disposizione, per sensibilizzare il pubblico sul fronte dell’attualità?

Credo sia fondamentale. Qualsiasi personaggio “in vista” (che si tratti di un artista, una figura pubblica o addirittura queste nuove star del web), vive una condizione di vita agiata. Impegnarsi nel sociale, utilizzando l’importante microfono che si ha davanti alla bocca, è un dovere morale e serve a restituire, in parte, quello che si è ricevuto.

Ad agosto suonerete al festival Sziget in Ungheria, cosa vi aspettate da questa esperienza?

Non ci siamo mai stati, nessuno di noi. Tutto sarà nuovo. Avremo un’ora di set che per un gruppo punk significa poter dare una visione completa di quello che è lo storico del progetto. Non vediamo l’ora di vedere le reazioni di che proviene da tutta Europa.

Avete in programma un nuovo album, nell’immediato futuro?

Non nell’immediato futuro. Gli Andead si fermeranno a fine settembre e riprenderanno l’attività a febbraio. In questo lasso di tempo io (come Andrea Rock) e Gianluca (Veronal) apriremo il nostro studio di registrazione e andremo in giro con i rispettivi progetti solisti. Esistono già delle bozze di brani nuovi degli Andead, ma fino ai primi mesi del 2019 non credo pubblicheremo nulla ad eccezione di “#DEFEND”, brano che abbiamo scritto a supporto dell’attività di Amnesty International Italia, alla quale verranno destinati tutti i proventi del mercato digitale

Per saperne di più su Andead:

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A cura di Silvia Macini

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