Bookcity, ovvero guida all’uso del libro

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Ed è giunta a termine anche questa edizione di Bookcity, la manifestazione culturale per eccellenza che all’interno del contesto artistico milanese da cinque anni a questa parte si propone di raccontare e promuovere il ‘libro’ in tutte le sue sfaccettature.

Perché il libro è un verbo da diffondere e perché non c’è un solo modo per leggerlo, e Bookcity ne è consapevole, e vuole invitare il lettore a consultare il suo manuale d’istruzione.

Gli organizzatori hanno concentrato in tre giornate (più una dedicata alle scuole milanesi) più di mille eventi, ovvero più di mille possibili chiavi di lettura di questo concetto altissimo che è il libro.

La figura retorica contenuta nel titolo, ‘Bookcity’, ovvero ‘la città del libro’, lascia al pubblico ampio spazio per la fantasia: si può immaginare una città di carta, una città a porte aperte, una libreria che è possibile consultare, dove ognuna delle location che ospita questi mille incontri letterari si trasforma in un libro; insomma sta  al lettore scegliere quale scegliere, sfogliare e portarsi a casa.

Sì, perché Bookcity è anche ‘casa’ nel senso stretto del termine, così come suggerito da Marguerite Yourcenar che nelle Memorie di Adriano ce ne suggerisce un’accurata definizione:

“Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo consapevole su se stessi: la mia prima patria sono stati i libri”.

Quindi, quale evento meglio di Bookcity per imparare a conoscere se stessi?

la manifestazione ha proposto un manuale di istruzioni, una guida all’uso, un elenco di modi per indagare il libro, tutti egualmente validi, e che noi redattori abbiamo   provato, ecco come:

  • L’incontro con l’autore: avviene attraverso la forma del dialogo, che sia un monologo o una partita di ping pong tra l’autore ed un giornalista, attorno al libro, la creazione. Coincide con il Giudizio universale: l’incontro con Dio.
    Abbiamo sperimentato ciò incontrando Claudio Magris alla presentazione di ‘Istantanee’ e Sveva Casati Modignani per ‘Dieci e lode’.
  • Il seminario: è una lezione universitaria di teologia, nella quale troviamo la figura del docente che schematizza e concettualizza un determinato argomento, oggetto di studio, qui il libro.
    Siamo entrati nella sublime aula che era la sala all’interno del complesso di Santa Maria delle Grazie, che solo per l’occasione ha aperto le sue porte per un seminario su Calvino, in occasione del quale Carlo Ossola ha promosso il suo saggio, un ritratto che ha disegnato dell’autore: ‘Italo Calvino. L’invisibile e il suo dove’.
  • Proiezione di immagini (fotografie o dipinti): questo è di certo il metodo più accessibile, come la Bibbia illustrata, per semplificare quel concetto altissimo che è il libro a noi ‘analfabeti’.
    Abbiamo assistito multi-sensorialmente al racconto di Calvino tramite i ritratti di Pericoli, già citato incontro per la promozione del saggio di Ossola e abbiamo osservato le immagini di ‘utopie’ di Carlo Bevilacqua.
  • Il reading (anche nella versione notturna) è la mamma che racconta la favola della buonanotte, è il lettore che sensibilizza l’ascoltatore alla sua lettura: insomma, un circolo vizioso di lettori. Ma può essere anche un’interpretazione artistica di un testo, la sua trasposizione musicale…
    Abbiamo partecipato alla maratona di letture e musica ispirata a ‘Le città invisibili’ di Calvino,protrattasi in un’atmosfera quasi surreale fino alle 3 del mattino.

Il party: utilizzando questa formula tanto popolare quanto inusuale, in questo contesto, Bookcity ha organizzato una festa incredibilmente innovativa, attirando tutte le fasce di lettori. Inoltre ha proposto una modalità d’accesso piuttosto fuori dal comune, proponendo come possibile pacchetto d’ingresso ‘drink + libro’, per una discussione intellettuale tra un bicchiere e l’altro…

A cura di Francesca Faccani

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