Bocciati sul Campo: La Milano da bere

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Come Strootman, scivoliamo pigramente verso la fine della stagione. Maggio può regalare ancora le ultime gioie alla stagione sportiva, in attesa dell’estate tremenda dell’anno dispari. Senza niente: Mondiali, Europei, Olimpiadi. Una mazza. Dopo la finale di Champions del 3 giugno si apre un horror vacui che avrebbe fatto impallidire perfino Heidegger. Intanto però il weekend sportivo ci ha dato, come sempre, alcune lezioni sesquipedali. No, non so cosa significhi, ma qui ci stava bene.

Giovani contro anziani. Partiamo dalla Champions. La Juventus è di nuovo contro il Monaco, ringraziando il sorteggio in cui il delegato Uefa non gira le palline prima di estrarle. A qualcuno le palline sono girate comunque, soprattutto a quell’Atletico che voleva il Real tanto quanto Gino il maiale vuole la mannaia del macellaio. Due finali perse su due, una al 93′ e una ai rigori. E ieri Ronaldo li ha fatti ballare. Questa sera l’impegno della Juve sembra un cicinin più facile. Ma occhio a non fare i ganassa.

La Milano da bere. Delle due l’una: o l’Europa League è una competizione in cui ti pagano in soldi del Monopoli e non la vuole nessuno, oppure abbiamo delle squadre parecchio scarse. Milan, Inter e Fiorentina dovrebbero lottare per un posto in Europa, mancano quattro giornate, serve una battaglia fino all’ultimo. Invece l’Inter perde contro il Napoli grazie a una vaccata di Nagatomo, che insegna a Milano il significato della parola harakiri, e la Fiorentina contro il Palermo dei retrocessi. Solo il Milan è più tattico: 1-1 contro il Crotone, un punto guadagnato senza spendere, assolutamente voluto (compreso il gol regolarissimo annullato ai calabresi). Siamo messi bene.

Fuga di cervelli. Le maestranze italiane si prendono 3 dei primi 5 campionati europei. In Italia vince la Juve di Allegri, in Germania in Bayern di Ancelotti (per cui la Bundesliga è scontata come il ritardo del treno di mezz’ora sotto l’acqua di prima mattina) e in Inghilterra il Chelsea di Conte, che eredita la squadra di Mourinho e la porta allo scudetto. Come dire, almeno a giocare a calcio, o meglio a far giocare a calcio, non abbiamo disimparato.

Siamo in Vettel. E’ una cosa a cui non avremmo mai sperato, la Ferrari prima nel Mondiale. Quando vedi che va forte all’inizio pensi: “Tanto la Mercedes starà spingendo al 70%, la prossima domenica gli da dieci secondi. Invece no. Siamo davvero sullo stesso livello. Certo, se in partenza la Rossa non avesse un alzo frizione duro come il muro sarebbe meglio, visto che Bottas le ha sfilate entrambe. Certo, se Raikkonen fosse altrettanto competitivo sarebbe ancora meglio. Ma per ora va bene così. E quando vedi anche Rossi in testa dall’altra parte, senti subito in bocca il sapore dolcissimo di dieci anni fa, entrambi sul tetto del mondo.

A cura di Stefano Francescato

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