Bocciati sul campo: baci e abbracci

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– “Ma in panchina non ci stava quell’altro?” Il Palermo cambia allenatore. Di nuovo. Questa stagione è già la terza volta che, stranamente, l’allenatore rosanero salta. Ma il copione stavolta è diverso: le dimissioni sono come la scena dei film in cui il cattivo è spalle al muro e con una pistola puntata alla tempia ma preferisce saltare dalla finestra e morire in modo elegante. Difficilmente il Palermo si salverà, ma rischia ogni anno di comprare più allenatori che giocatori.

– “Abbracciami, guascone!” Ha fatto molto discutere l’abbraccio, tra sorrisi e battute, tra Buffon e Tagliavento al termine di Juventus-Lazio. Naturalmente, l’opinione pubblica è divisa su questo tema di capitale importanza: secondo i più agguerriti, l’arbitro non si abbraccia, soprattutto se è quello che tre anni prima ti aveva abbuonato un gol dentro due metri. Per i giustificazionisti, invece, non c’è niente di male. Anzi, Materazzi abbracciò l’arbitro in semifinale mondiale e nessuno protestò, e inoltre la Roma ha vinto con un gol irregolare e stanno comunque tutti a parlare della Juventus.
Consiglio neutrale: non dovrebbe nemmeno esserci polemica, ma se sei in una squadra che per anni ha giocato in dodici uomini le mani le terrei a posto, la prossima volta. Suggerimento quasi superfluo, per un portiere.

– “Glielo faccio iiiiiio, il retropassaggio”. Momento stupidità. Il nostro Marco Verratti, centrocampista del Psg, ha fatto un retropassaggio a Kevin Trapp sdraiandosi e toccando la palla di testa, in modo che il portiere potesse prenderla in mano. Risultato: ammonizione per comportamento antisportivo.

La statura alla Brunetta ha favorito il gesto tecnico del nostro, ma se stai vincendo e fai una sboronata del genere effettivamente meriti di andare a casa. Anche il regolamento la pensa così: <<è comportamento antisportivo se un giocatore effettua un retropassaggio al portiere con testa, petto o ginocchio per aggirare il regolamento>>. Ma guarda…

– La caduta delle aquile. Gli Australian Open, primo major della stagione che fa crescere occhiaie immani ai racchettofili per l’ora delle partite, regalano sorpresone. Il numero 2 Djokovic esce a sorpresa al secondo turno contro l’uzbeko Istomin. Murray si frega le mani, ma viene legnato ai quarti dal semisconosciuto Zverev. Pronostici saltati, in semifinale ora ci sono due vecchie tigri come l’inossidabile Federer da una parte e il rinato Nadal dall’altra. Con buona pace degli insulti di chi aveva giocato schedina facile.

A cura di Stefano Francescato

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