On stage: Bersaglio su Molly Bloom

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Ogni epoca ha i suoi capolavori, di quelli che cambiano il modo di concepire il mondo e la letteratura, capolavori che tutti citano, senza la necessità di averli letti. E se questo avviene oggi per Infinite Jest di David Foster Wallace, agli inizi del ‘900 Ulysses di James Joyce subiva lo stesso trattamento.

Dal 7 al 12 febbraio lo storico gruppo teatrale torinese, i Marcido Marcidoris e Famosa Mimosa, con Bersaglio su Molly Bloom hanno dato una seconda occasione a Joyce portandolo sul palco dell’Elfo Puccini, accendendo i riflettori sui pensieri di Molly Bloom e il celebre soliloquio con cui chiude l’opera.

Moglie di Leopold Bloom, l’Ulisse in questione, Molly è una Penelope complessa ed emancipata, i cui pensieri fluiscono attorno ai più nuclei, come il suo matrimonio, le abitudini sessuali del marito, le reciproche infedeltà, la moda, la società e i ricordi di una vita, fino a tornare al giorno in cui suo marito le ha chiesto di sposarla. Chiunque abbia letto almeno qualche passo del monologo, saprà che non c’è spazio nei pensieri di Molly per l’elegia, l’autocommiserazione o il lirismo “al femminile”, anzi: è un’esplosione continua di vitalità, sensualità e humor, scorretta e reale quanto basta a ribaltare gli stereotipi su “quello che pensano le donne”.

Proprio su questa varietà di toni gioca lo spettacolo, portando in scena un coro che trasforma il monologo in una partitura musicale a più voci, dirette dallo stesso regista Marco Isidori. Incastonati e immobilizzati nella “nicchia” realizzata da Daniel dal Cin, gli attori sperimentano tutte le possibili combinazioni, dal trio al due, dall’orchestra fino all’assolo di Maria Luisa Abate con cui si chiude lo spettacolo, in un continuo cambio di registri e timbri. Uno spettacolo audace e sperimentale, che non manca di energia e ironia, e al contempo uno spettacolo rischioso. La quasi totale immobilità fisica chiede infatti alla voce di sostituirsi al corpo, materializzandosi e esprimendosi al meglio delle sue possibilità, le quali vanno riducendosi con l’affaticarsi degli attori, rischiando di annoiare lo spettatore. Una bella sfida, che i Marcido riescono a superare, che pone tuttavia una domanda allo spettatore: cosa accadrebbe se i pensieri di Molly fossero liberati del tutto?

a cura di Nicolò Valandro 

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