Siete mai stati a un concerto rock? Beh sicuramente un evento culturale del calibro di BookCity attira un numero di appassionati che si avvicina ad un Live dei Rolling Stones! Avete presente le folle oceaniche, urlanti e noncuranti dell’attesa e delle spinte, che affollano gli stadi per ascoltare i propri idoli??? Penso proprio di sì! Ora provate ad immaginare quasi 500 persone stipate nella dorata Sala Barozzi dell’Istituto dei Ciechi di Milano, tutte in silenzio come se fossero ipnotizzate, mentre ascoltano il Mick Jagger della critica d’arte: Philippe Daverio.

Quest’anno il grande Professore è tornato a fare parte della prestigiosa platea degli autori che, neL corso dello scorso weekend, hanno animato Milano in occasione della quarta edizione di BookCity, e, ça va sans dire, è stato strepitoso! L’incontro, moderato dalla giornalista Roberta Scorranese, non a caso aveva il titolo de ” I quadri sono come le ciliegie, uno tira l’altro…”, perché quando si tratta di Philippe Daverio è sempre così: puoi avere anche un tema, un argomento da cui partire, ma in men che non si dica ti ritrovi su un nuovo pianeta, guidata, ammaliata, protetta da un rassicurante accento francese che ti trasporta nel nirvana dell’arte.

Eravamo tutti lì riuniti in occasione della fresca pubblicazione de “Il Gioco della pittura”, edito da Rizzoli, la casa editrice che da sempre è partecipe dei suoi successi letterari, ma il Professore, sorridente nel suo completo a scacchi verde, ci ha fatto anche un regalo inaspettato! Perché??? Perché non si è limitato a parlarci del suo libro, ma ha, soprattutto, dato risposte ad alcune domande che divorano tutti gli amanti dell’arte e della bellezza. “Ogni quadro, guardato a lungo, apre la strada a narrazioni complesse e infinite”. Secondo il Critico Daverio, da questa affermazione scaturisce un interrogativo fondamentale: “Perché l’umanità dovrebbe interessarsi all’arte? E che cosa vuol dire per voi interesse? È un rapporto di pettegolezzo, di attenzione, di complessivo acculturamento? Il tutto è fantastico, perché l’arte rende più intelligenti e consente una comprensione che è all’opposto di quella filosofica, perché è incentrata sull’immediatezza… Però una cosa ancor più interessante è che l’arte è bella, perché perverte. È come un virus del computer. Tu vivi la tua vita, vedi le cose in un certo modo poi incontri quella musica, affronti quella musica, guardi quel colonnato, vedi quel dipinto, e da quel momento in poi il tuo meccanismo cerebrale è leggermente alterato: quello che chiedo all’opera d’arte è la capacità di pervertire la mente, di essere un virus. E tu puoi scegliere, o ripulire il computer o tenerlo così con il virus dentro.” Pervertire. Questo è il verbo che ogni curatore museale dovrebbe avere ben presente mentre allestisce una mostra. ” Le mostre devono avere questo scopo. Certamente vanno bene i vari livelli di lettura, la didattica per le scuole, tutto va bene, però generalmente tutto ciò ha sul pubblico medio l’effetto sostanziale dell’appesantimento dei piedi! Per questo il bar in un museo funziona così bene, perché uno va al bar e dice -Ora mi serve una Coca Cola-… Io vado sul gin tonic generalmente, così faccio prima! Quando la mostra però lascia impressa in noi un’immagine, un riflesso indelebile, quando si fa mutazione, allora sì che diviene strumento della nostra formazione mentale, strumento di intelligenza e, in alcuni casi, uno strumento consolatorio, perché si trasforma in una funzione vitale!”

Dopo un intervento così si ha sempre paura di rovinarlo con una parola, una domanda fuori luogo, ma anche in questo Philippe Daverio è stato disarmante! Dopo un po’ di fila e il cuore in gola era il mio turno per farmi autografare il libro e, come al solito, quest’uomo mi ha fatto due grandi regali. Innanzitutto ha esordito con un “Ho letto la sua mail. L’aspettavo signorina” e ha continuato promettendomi una bella chiacchierata il giorno 26 novembre prossimo, quando tornerà ad incantare l’Università Cattolica di Milano con la sua sapienza e la sua disponibilità, doti che, oggi come oggi, è difficile trovare in una persona sola.

Io e gli altri Voxiani non vediamo l’ora di incontrarlo di nuovo…E voi?! Ora è troppo presto per qualsivoglia anticipazione, per cui vi posso solo dire stay tuned e ci vediamo in Cattolica il 26 novembre!

A cura di Francesca Maria Montanari

Commenti su Facebook