Tira più un pelo (dei baffi) di Pablo Escobar che un carro di buoi. Possiamo riassumere così il trend di produrre serie tv, film e quant’altro sui ruggenti anni ’80 e sulle storie di droga e contrabbando che coinvolsero il Sudamerica e gli Stati Uniti in quel periodo.
Il film del quale ci occuperemo oggi è Barry Seal – Una storia americana che vede Tom Cruise vestire i panni – appunto – di Barry Seal, personaggio sopra le righe realmente esistito e protagonista di una delle storie più avvincenti mai raccontate.

Non è la prima volta che lo showbiz si occupa di questo personaggio, già nel 1992 ne venne realizzata una biopic – Un gioco pericoloso – con protagonista Dennis Hooper, e nel periodo più recente figura nella serie Netflix Narcos e nel film The Infiltrator.

L’occasione per sfruttare la sua vicenda era troppo ghiotta e così nasce questo lungometraggio che vede Tom Cruise nel ruolo di protagonista, scelta spettacolarizzata questa (anche perché il vero Barry aveva più l’aspetto – stereotipato – di un boss mafioso Italo-Americano che di un modello hollywoodiano) così come tutto l’alone che pervade il film: d’altronde Cruise è quellodiMissionImpossible.

La storia è semplice – seppur non banale – Barry infatti, tra i migliori aviatori in circolazione, viene ingaggiato dapprima dalla CIA per scattare foto ai ribelli sudamericani (I Sandisti al potere in Nicaragua, per citare gli Offlaga Disco Pax), successivamente incontra Escobar e i suoi e viene incaricato – dopo un’allettante offerta in denaro – a contrabbandare droga sul territorio Americano, fin quando l’impero che costruisce a suon di quattrini provenienti da tutto il continente viene scoperto e – vista la sua vasta rete di informazioni – si salva lavorando per la casa bianca e testimoniando così contro i suoi ex “datori di lavoro”.

Nonostante la presenza massiccia di questi prodotti – in TV ed al cinema – e questo continuo revival degli anni ’80, il film non si presenta malamente, anzi. La regia è sufficiente nonostante i frenetici primi piani che a volte rischiano di annoiare e i campi lunghi sulle montagne colombiane (puro Narcos, qui), Cruise con la sua prova attoriale si difende bene – d’altronde è il genere che più gli si addice – così come il resto del cast. La vera paraculata si ha nel genere che adopera il film per raccontarci la vicenda: saturazione di film drammatici su questi episodi? Narriamo tutto come se fosse una commedia, easy. E funziona. Avete presente La grande scommessa? Ecco, ci troviamo difronte un film simile, per fare un esempio (Attenzione però – non vuole essere un confronto vero e proprio – La grande scommessa è sicuramente di un altro livello e presenta prove attoriali di ben altro calibro, basti pensare a Steve Carell).

Barry Seal semplicemente è un film che ne prende degli spunti – come le spiegazioni in vasca da bagno di Margot Robbie (come si fa a non ricordarle?), qui invece vediamo Cruise, che con una specie di videodiario, ci racconta le tappe della sua vicenda, il tutto alternato a spezzoni documentaristici con il presidente Reagan e qualche spiegazione in salsa fumettistica.

Un pizzico di Narcos, il protagonista di film Impossible per eccellenza, una spruzzatina di commedia hollywoodiana ed il gioco è fatto. Barry Seal non è sicuramente un film che verrà ricordato ai postumi, è una commedia che affronta i più svariati temi e – nonostante la scelta mirata – a volte lo fa con estrema leggerezza, che sia un bene o che sia un male, sta a noi spettatori giudicare.

A cura di Ennio Cretella

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