Il fatto che a Milano il fermento teatrale sia molto più attivo rispetto a tante altre città italiane non è una novità.

Quello che forse non viene sottolineato abbastanza parlando della realtà teatrale milanese è la presenza capillarmente diffusa di moltissimi teatri di periferia.

Già nel lontano 2001 si parlava di «oltre 100 presenze teatrali, peraltro forse conteggiate per difetto» in una “fotografia” inedita della mappatura della presenza dei teatri nelle periferie milanesi redatta dalla Consulta Periferie di Milano, di cui si parla sul sito di periferiemilano.it.

Oggi, nel 2017, moltissime delle realtà individuate dalla Consulta nel 2001 sono ancora attive nel panorama cittadino, lavorando non soltanto per fare arte, ma anche per rivitalizzare le aree periferiche nelle quali operano.

A.T.I.R. Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca è e sarà ancora, almeno fino a Settembre 2017, una delle compagnie che, stabilitesi in una zona periferica della città, hanno stretto un rapporto quasi viscerale e di reciproca collaborazione con la comunità del quartiere.

Nata nel 1996, ormai da 10 anni ATIR si occupa del Teatro Ringhiera, avendo fatto del quartiere Abbiategrasso, nella periferia Sud di Milano, la “casa” per la propria attività. L’associazione no profit, alla quale si può donare il 5×1000, sorge dalla volontà di un gruppo di sette giovani neo-diplomati alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Ad oggi sei di questi sono ancora tra i 13 associati della compagnia, affiancati da una ventina di soci sostenitori.

L’intento dell’associazione è facilmente rintracciabile nel sito ufficiale, in cui viene citato un passo dello statuto che mette in chiaro quali sono, ormai da vent’anni, i punti fermi del gruppo.

L’Associazione intende porsi come libero centro di Ricerca per un nuovo modo di fare e diffondere il teatro nella società, al fine di rivitalizzarlo, […], e al fine di ravvivare nella gente il senso della sua irrinunciabile importanza(dal sito ufficiale del gruppo: atirteatroringhiera.it)

Recentemente, con soli pochi mesi di preavviso e completamente out of the blue, è stato comunicato ai membri della compagnia che, a causa dell’inagibilità attuale del Teatro Ringhiera, il Comune non permetterà il proseguimento delle attività di ATIR al suo interno, anche a causa della mancanza di fondi per la ristrutturazione.

Questo è stato un duro colpo non solo per i membri di ATIR, ma anche per gli abitanti del quartiere Abbiategrasso/Chiesa Rossa, per i quali il teatro è stato, fin dall’inizio, un punto di riferimento positivo capace di rivalutare la zona.

Basti considerare che lo spiazzo antistante al teatro, ora rinominato “Piazzale Fabio Chiesa” proprio in onore di uno dei membri di ATIR prematuramente scomparso, quando la compagnia vi si insediò nel 2007, era un luogo di spaccio frequentato da tossicodipendenti.

Oggi è invece del tutto normale vedere i bambini che vi giocano, magari prima o dopo uno dei tanti laboratori teatrali dedicati ad ogni tipo di utente, anziani, giovani, disabili, etc.

Ciò che viene da chiedersi è perché una realtà così positiva in una zona poco valorizzata di Milano debba chiudere i battenti così, da un giorno all’altro, quasi senza spiegazioni. Ci si domanda, inoltre, perché un teatro che fino ad oggi ha funzionato grazie alle cure di chi mette il cuore nel proprio lavoro, non possa essere in qualche modo salvato, e debba rimanere in disuso senza neanche la speranza (almeno attualmente) di un progetto di recupero.

Noi non possiamo che augurarci che la “fine” di ATIR al Teatro Ringhiera rimanga tra virgolette, che non sia quindi definitiva ma possa, prima o poi, portare a un nuovo inizio.

A cura di Martina Mucciariello

Commenti su Facebook
SHARE