#U30: DISSENSO COGNITIVO

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A cura di Nicolò Valandro

È un sabato sera di fine Gennaio. Prendo l’auto e mi dirigo a Punta Marina, in provincia di Ravenna, sfidando le consuete nebbie stagionali che inghiottono le strade nella più lynchana delle atmosfere. Ci troviamo in una pizzeria sulla provinciale, per festeggiare il compleanno di una nostra amica. Mi siedo tra un mio vecchio amico e un perfetto sconosciuto. Ordino una pizza Papa Francesco e scambio quattro parole con il mio nuovo vicino di posto, senza nemmeno presentarmi. Il discorso slitta rapidamente su una nostra passione comune: la fantascienza. Parliamo per un paio d’ore di Philip Dick, Ballard, Asimov e di tutti i problemi editoriali collegati alla diffusione della fantascienza in Italia. Usciamo per fumare e gli offro una sigaretta. Qualche minuto dopo arrivano gli amari, brindiamo e lui se ne va. Rimasto solo, chiedo al mio amico chi fosse quel tipo. “Ah quello è Dissenso Cognitivo, presente?”. Ci rimango di sasso. Mi rendo conto di aver parlato tutta la sera con uno degli street artist più innovativi del panorama nazionale, senza nemmeno toccare nemmeno l’argomento “arte”. Ora, è venuto il momento di pareggiare i conti.

Dissenso Cognitivo: una presentazione.

DissensoCognitivo è un gruppo singolo che vuole disegnare sopra i vostri muri. Il nome è preso da un libro di Bruce Sterling Artificial Kid. Ho scritto una mail a Sterling per chiedergli il permesso di usare quella parola e lui non ha obiettato, era molto tranquillo e ha risposto: “don’t get arrested!”

Da un punto di vista figurativo, sembra quasi che H. R. Giger (il padre di Alien e altri incubi intersiderali ndr) si sia appropriato dell’immaginario fantascientifico di Karel Thole  (lo storico illustratore delle copertine Urania ndr) e lo abbia distorto quanto basta a far storcere le budella allo spettatore, per poi lasciare il tocco finale alla sapiente mano di un Moebius particolarmente visionario. Quanto di vero c’è in questa complessa similitudine?

 In un colpo solo hai individuato tre grandi artisti che, insieme a Tsutomu Nihei e a tanti altri ancora, sono punti di riferimento imprescindibili per il nostro lavoro. Li abbiamo conosciuti da adolescenti scoprendo libri, fumetti e film di science-fiction, di cui questi autori hanno rivoluzionato l’estetica e la potenza suggestiva. Tuttavia, per non scivolare in qualche complesso freudiano, ogni artista dovrebbe staccarsi dai propri maestri o idoli. È stato difficile confrontarsi con la mole di opere pazzesche che questi master hanno prodotto e superare il senso di inferiorità, ma ora seguiamo un nostro percorso inedito e sperimentale.

 Le creature partorite dalla nostra fantasia o dai nostri incubi si presentano come le chimere del domani, dove organi ed esoscheletri sono perfettamente (o quasi) integrati con le stesse apparecchiature elettroniche che le tengono in vita: forme ibride, anatomicamente accurate, per quanto testimoni di una deformità e di una crudeltà evolutiva senza tempo. La realizzazione  delle vostre opere spazia a sua volta all’interno di un vasto campionario tecnico: sarebbe corretto definire la vostra arte come una forma ibrida a 360°?

Alla base del progetto originale del DissensoCognitivo c’era appunto questa volontà: creare una spinta, un gruppo creativo che attraversasse vari media e tecniche per produrre arte visiva, suono e musica, video. Arte totale? Forse. Il progetto ha subito alcune piccole modifiche nel tempo, quindi per ora dovrete accontentarvi solo della streetart. In questo ambito, la cura è a tutto tondo: la costruzione delle anatomie (per quanto distorte) è studiata in modo accurato e credibile, alcune parti sono disegnate preparandosi su schemi tecnici, manuali, campionari di apparecchiature. Le creature sono plausibili se contestualizzate in un mondo fluido e artificiale in cui la forma degli esseri viventi è subordinata all’uso a cui sono destinati e comunque customizzabile. Che aspetto sceglierebbe una mente corrotta e contorta, lenta, inumana?

Che un certo tipo di science-fiction sia alla base della vostra poetica, è quasi inutile evidenziarlo. Entrando però più nello specifico, in che misura e in che modo questo genere ha influenzato la vostra opera? Ci sono uno o più autori che hanno segnato la vostra poetica?

Una raccolta di racconti del buon vecchio PK Dick, comprata per caso nel 1997, ci ha aperto le porte della fantascienza. Incredibili le domande che si poneva e che ci ossessionano anche oggi. Che cosa è la realtà? Qual è il nostro contributo a essa? Come possiamo modificarla? È giusto farlo? Sulla carta stampata queste e altre speculazioni sul futuro e sul possibile, sono state fondamentali per maturare la nostra estetica. Indimenticabili anche Bear, Banks, Ballard e Gibson per ispirazioni  radicali.

Siamo nel pieno dell’epoca post industriale, eppure le vostre creature sembrano muoversi tra le macerie di un’epoca post apocalittica, dove dell’uomo non rimangono che caricature grottesche e filiformi, mentre sulla superficie del pianeta strisciano deformi creature biomeccaniche in cerca di una nicchia ecologica da occupare: il tetro spettacolo della Post Umanità. Quanto credete futuribile questo scenario?

 Siamo in un’era umana ma quanto durerà? Guardiamoci intorno: gli esseri umani hanno vissuto e modificato l’ambiente da oltre cinquemila anni. Coltivando, pascolando, disboscando, scavando cave, spostando fiumi, costruendo strade, castelli e città. In tempi più recenti hanno spianato colline e impiantato industrie, discariche per rifiuti tossici e metropoli. L’ambiente naturale è stato inquinato, piegato e plasmato per moltissimi scopi e come se non bastasse alcune nuove tecnologie hanno applicazioni pericolose e inquietanti. Ci sono e ci saranno grandi squilibri. È molto interessante capire se e come queste intromissioni umane si integreranno nel corso degli eventi o ci faranno spazzare via dalla biosfera, o addirittura la sovrasteranno, eliminandola e creando nuove ecologie. Tra cinquecento anni, dopo secoli di errori e disastri, le forme viventi sulla Terra potrebbero apparirci più aliene di uno xenomorfo proveniente da una stella lontana.

La critica alla società dei consumi e al peso crescente delle tecnologie sulla vita umana occupa un grande spazio nelle vostre opere, insieme alla problematica ambientale. Ciò nonostante, molte delle vostre creazioni, in particolare quelle “su ruggine”, si integrano perfettamente con l’ambiente che le ospita, per quanto degradato e in rovina che sia. In che modo, secondo voi, l’arte può aiutare la reintegrazione tra uomo e ambiente?

 Può farlo, però in modo molto sottile, suggerendo temi, sensazioni e visioni: in fondo è quello che l’arte ha sempre fatto, accompagnando l’umanità sin dall’alba dei tempi. Oltre a questo servirà lo sforzo e il sacrificio di tutti e l’abbandono di vizi o abitudini radicati nel nostro stile di vita, per salvare la situazione. In generale, siamo messi abbastanza male.

Rimaniamo proiettati nel futuro: come vedete la vostra carriera da qui a cinque anni?

 Il mondo dell’arte urbana è in rapida evoluzione, alcuni prevedono che esaurirà la propria carica di avanguardia per assestarsi in un decorativismo servile e ripetitivo. Noi continueremo comunque a dipingere, imbrattare e costruire cercando di migliorare ed esplorando nuove strade, nuove idee. Forse tra cinque anni ci rivedremo, sempre che una singolarità non ci abbia annientato prima.

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