ARTS & FOODS, RITUALI DAL 1851

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A cura di Virginia Battaglini

Circa 7000 metri quadri che si sviluppano tra l’edificio ed il giardino della Triennale, ospitano le testimonianze di più varia natura di come l’uomo possa relazionarsi con il cibo, un argomento che senza fatica si dimostra riflesso immediato del generale e ormai noto tema di riferimento scelto per l’Esposizione Universale di quest’anno. Dai cambiamenti di cui sono stati protagonisti gli edifici dedicati alla produzione alimentare, all’evoluzione degli strumenti da cucina e degli ambienti, il tutto inserito in una più generale panoramica che mostra come hanno contribuito al mutamento della visione del consumo i maggiori artisti, grafici, fotografi, architetti e film makers del secolo scorso. Inaugurato il 9 Aprile, in stretta relazione anche al Salone del Mobile tutt’ora in corso, il padiglione Arts & Foods costituirà l’unica Area tematica di Expo in città e sarà ospitato fino al primo Novembre. La scelta di collocare il Padiglione negli spazi della Triennale contribuirà, secondo le parole del Commissario Unico per Expo Milano 2015, Giuseppe Sala, sia a rafforzare il rapporto della città con la manifestazione che a sottolineare il legame di questa con il passato: nel 1906 la precedente Esposizione Universale di Milano si svolse infatti proprio in Parco Sempione.

Il percorso cronologico si organizza in quattro sotto categorie temporali: dal 1851 al 1900 (gli onnipresenti Impressionisti), dal 1901 al 1945 (il periodo delle Avanguardie storiche), dal 1946 al 1975 (le colorate opere della Pop Art) e dal 1976 ad oggi. Le sale ospitano centinaia di opere, vari oggetti e documenti provenienti da istituzioni sia pubbliche che private di tutto il mondo, e realizzati a partire dal 1851, anno in cui nell’innovativo Crystal Palace di Londra si tenne la prima Esposizione Universale, fino ad arrivare alle ricerche artistiche contemporanee più recenti ed bizzarre.

Il curatore del Padiglione, nonché dell’ottava edizione Triennale Design Museum, è lo storico dell’arte Germano Celant, personalità di immenso peso nel panorama artistico italiano fin dagli anni sessanta, periodo in cui coniò la fortunata definizione di “Arte Povera” per designare un gruppo di artisti tutt’oggi di grande fama, tra i quali Alighiero Boetti, Luciano Fabro e Giulio Paolini; la sua collaborazione con lo Studio Italo Rota ha dato vita ad un’esposizione complessa e originale che coinvolge ogni tipologia di linguaggio e livello espressivo, per rendere una visione completa, temporalmente e geograficamente, di come si è evoluto il nostro rapporto con l’alimentazione e idi come si sono modificati luoghi e spazi che la ospitano, attraverso la ricostruzione di più di 15 ambienti come sale da pranzo, bar e cucine.

Si tratta di un’esperienza unica nel suo genere, un’esposizione definita dal suo ideatore “eclettica e multidisciplinare” che nelle prossime settimane attirerà sicuramente una grande affluenza di pubblico, e speriamo che successivamente non venga inghiottita dall’ombra ingombrante di Expo.

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