Grand Tour 360: Zurigo e il Dadaismo

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Arte: Zurigo e il Dadaismo

<<La magia d’una parola- DADA- che ha aperto ai giornalisti le porte di un mondo insospettato, non ha per noi la minima importanza>>

Un cabaret che mantiene vivo un ricordo, nella Speiegelgasse a Zurigo. Una testimonianza presente, che parla di anime aguzze un tempo vibranti di confusione ed eccitazione. Idee scomparse che divengono immortali in un negozio inanimato, un singolo ego salvato da quattro mura colorate e dall’affetto dei proseliti: ha una sua logica, o è un miracolo?

57 miliardi di esseri umani prima di noi, tutti morti, e in maggioranza dimenticati, ma non questi. Come mai? Che abbia un senso o no, oggi al Cabaret Voltaire si parla ancora di Dada, di Man Ray, Trista Tzara e Marcel Duchamp, si è rimasti “indietro” di cent’anni.

 

Niente di tutto quello che vi si può trovare ha una spiegazione chiara, forse è intenzionale e magari è meglio così visto che Tristan Tzara la disprezzava, la logica, intesa come il limite alla creazione di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte. Per lanciare un “Manifesto” diceva <<bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l’accento dell’ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra…>>.

 

Caos. Esprimere la mente e le cianfrusaglie avviluppate all’interno, è il compito dell’artista che neanche sa di esserlo, né vuole parlare di pittura perché nemmeno questa esiste realmente come definizione archetipica. Assemblare, ritagliare, incollare a caso e dare un senso, se si vuole, agli elementi sulla tela, non solo guardando il risultato ma studiando il processo tramite cui l’opera d’arte arriva a manifestarsi, o almeno questo è consigliabile fare.

Per dirla con Marcel Duchamp, <<la pittura non dovrebbe essere solamente retinica o visiva; dovrebbe aver a che fare con la materia grigia della nostra comprensione invece di essere puramente visiva>> e, come afferma Tristan Tzara, infondo <<’l’arte non è una cosa seria>>.

A cura di Isabella Garanzini

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