Andrea Ravo Mattoni è uno street artist di Varese, classe ‘81, che con le sue opere è in grado di affascinare e trasportarci nel mondo dell’arte classica con tecniche moderne. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui ed ecco cosa abbiamo scoperto.

Come ti è venuta l’idea di unire l’arte più tradizionale e la pittura con le bombolette?

L’arte è sempre stata presente nella mia vita grazie alla mia famiglia ed al mio percorso di studi universitari, allo stesso tempo ho sempre avuto una grande passione per la street art che ho praticato per molti anni nella maniera più tradizionale; attualmente il mio modo di rappresentare unisce questi due poli fondamentali della mia vita, la cultura accademica più classica e la street art, posso dire che rappresenti anche una sorta di sunto della mia vita.

Come nasce il progetto “una pinacoteca a cielo aperto”?

Il progetto “Una pinacoteca a cielo aperto” era nella mia mente da molto tempo ed ho avuto la possibilità di metterlo in atto nel 2016, ad un festival di street art nella città di Varese, ho deciso di rappresentare “La cattura del Cristo” di Caravaggio, ho scelto questo artista non solo per la bellezza dell’opera ma anche per la sua correlazione con il territorio lombardo, questo è un elemento che tengo sempre in considerazione nella scelta di un soggetto da rappresentare; una volta terminato questo muro ho condiviso il lavoro su Facebook e nel giro di ventiquattro ore è diventato virale.

Proprio in quest’opera possiamo leggere un messaggio nascosto “we will all be forgotten”, perché hai deciso di inserirlo?

È una frase che da il “la” al progetto e che inserisco celata nel primo muro e che rimarrà anche un unicum; il messaggio che ho voluto trasmettere deriva da una mia visione del mondo legata all’effimerità dell’universo, tutti verremo dimenticati, motivo per il quale non è necessario prendersi troppo sul serio ma può essere anche letto in chiave ironica, molti artisti del passato hanno avuto successo molti anni dopo la loro morte dopo essere stati riscoperti, uno degli esempi più eclatanti è quello di Caravaggio, è anche per questo che voluto inserire questa frase proprio in questa opera.

La tua idea portante è quella di diffondere le opere dei grandi artisti e renderle fruibili ad un pubblico più vasto?

Uno dei miei intenti principali è quello di rieducare le persone ad apprezzare la bellezza, a causa della cementificazione eccessiva il territorio italiano è stato devastato e ormai tutti noi non siamo più abituati a vedere ed apprezzare il bello, con “Una pinacoteca a cielo aperto” voglio non solo rendere le opere d’arte più facilmente fruibili ma anche avvicinare più persone possibili al mondo dell’arte, i soggetti scelti sono presi dalla storia dell’arte ma il modo di rappresentarli è del tutto nuovo, questo nello spettatore crea un cortocircuito.

Hai parlato di un “cortocircuito” è questo che vuoi creare nello spettatore?

Assolutamente sì, il mio intento è quello di diffondere la cultura pittorica mediante la tecnica della copia nell’arte che è una tradizione antichissima, io la ripropongo utilizzando un metodo estremamente moderno, l’uso delle bombolette, questo sicuramente incuriosisce lo spettatore e lo avvicina ad opere che potrebbero essere considerate distanti. Mentre dipingo non solo le scuole prendono parte alle mie sessioni di lavoro ma spesso anche gli anziani sono attirati e vengono a chiedere informazioni, la mia volontà è quella di creare un ponte fra l’antico ed il moderno e rendere l’arte più accessibile a tutti.

Potete vedere i suoi lavori sul suo sito www.ravo.art o sul suo profilo Instagram

 

A cura di Giulia Ferraris Potino

 

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