Anderson .Paak & The Free Nationals, live al Carroponte (Sesto San Giovanni), 18 luglio 2018 -Come l’hip-hop incontra funk, jazz, soul e RnB-

 

MC, rapper, cantante, batterista, showman a tutto tondo. Anderson .Paak è, senza ombra di dubbio, uno degli artisti – se non l’artista – più completo della scena hip-hop a livello mondiale.
Il pupillo della Aftermath records è stato, per anni, uno dei nomi che tra appassionati del genere si era soliti sussurrare sottovoce: i suoi primi progetti, pubblicati ancora con lo pseudonimo Breezy Lovejoy, si trovano tutt’ora su Bandcamp; i brani erano interamente autoprodotti, guidati dalla chitarra di Jose Rios e dal basso di Kelsey Gonzalez, entrambi membri dei The Free Nationals, band che lo accompagna, oggi, in tutte le sue apparizioni live. “Sadie” e “P.Y.P”, seconda e terza traccia di O.B.E vol. 1, sono dei veri e propri preludi a Malibu, secondo album dell’artista californiano, acclamato dalla critica internazionale e candidato ad un Grammy per Best Urban Contemporary Album.

In pochi anni Anderson .Paak ha anche colto l’attenzione di Dr.Dre: Il leggendario rapper e producer di LA ha ricompensato .Paak con una collaborazione nel suo terzo e ultimo album Compton – accanto ad artisti del calibro di Eminem e Kendrick Lamar – e con un tour mondiale che l’ha portato fino a Carroponte (Milano), il 18 Luglio, in attesa del suo prossimo progetto la cui uscita è prevista per la metà di Agosto.

Unica data italiana dell’artista californiano, il palco milanese ha accolto un pubblico di più di tremila fan che, nell’attesa dell’arrivo di .Paak, sono stati intrattenuti anche da un fantastico dj set di Frank Sativa e Willie Peyote.
Sativa apre con una veloce selezione di brani che spaziano dal funk, all’RnB, a 2Pac; Peyote passa in rassegna una scaletta rapida e compatta, regalando rime qua e là con C’hai ragione tu / Ottima scusa / Le chiavi in borsa / Io non sono razzista ma … / L’effetto sbagliato.

Il pubblico comincia a scaldarsi, da un’Audi nera emergono Anderson .Paak e il resto della band, Willie Peyote e Frank Sativa completano il loro set e, dopo una breve pausa, il rapper di Oxnard, California, è sul palco insieme ai The Free Nationals.

Si apre subito con “Come Down” e l’energia che viene dal palco è tanta da accendere anche i pochi scettici presenti. Seguono “The Waters” e “Glowed Up”, mix di rime che vengono giù dal microfono di .Paak con una facilità impressionante; basso e sintetizzatore danno una coloritura acid a entrambi brani e i tremila presenti sono già in trance, occhi fissi sul palco mentre Anderson .Paak si trasforma in batterista e procede a suonare, rappare, cantare e intrattenere tutto il pubblico.
Con “Bubblin’,” ultimo singolo tratto dal prossimo album Oxnard Ventura, si è davanti a un tripudio di showboating e west-coast swagger molto ben riassunto dal “better be all or nothing, don’t have me in the middle” con cui si apre la seconda strofa del brano; il tutto condito da un improvvisato mosh-pit tra le prime file che ha piacevolmente sorpreso anche la band.

Al flow ininterrotto di “Bubblin'” fanno da specchio “The Season / Carry me”, “Heart don’t stand a chance” e “Put me thru”, indubbiamente tra i pezzi più attesi di tutto il set. Anderson .Paak chiama il pubblico, Carroponte risponde e tutte le persone iniziano a cantare insieme alla band. L’artista californiano riprende possesso della batteria e, insieme al chitarrista Jose Rios e il bassista Kelsey Gonzalez, si lascia andare in un solo che testimonia la sua assurda capacità di fondere e amalgamare generi tanto diversi.
Il resto della serata è un vortice di emozioni che dura più di un’ora e mezza, c’è anche spazio per due brani tratti dal vecchio album Venice: “Miss Right” e “Luh You” ma il pubblico vuole ancora; la band ritorna sul palco per concludere con “The Dreamer” e tra i tremila di Carroponte non c’è un’anima che non si unisca al refrain al grido di “don’t stop now, keep dreaming / don’t stop now, keep dreaming”.

La band fa gli ultimi saluti di rito, il concerto volge al termine e sul palco cala figuratamente il sipario. Quasi due ore di show, in cui .Paak non si è risparmiato nemmeno per un secondo; quasi due ore di show in cui i The Free Nationals non si sono risparmiati nemmeno per un secondo.
Rapper, cantante, batterista, showman a tutto tondo, dicevamo prima: Anderson .Paak – il punto nel nome “sta per evidenziare i dettagli”, come ha confessato in un’intervista per NPR – è esattamente questo e molto di più: non solo un talento straordinario ma l’intima comprensione della sua musica, dei suoi elementi e di come unirli. È Marvin Gaye che incontra André 3000, è Frank Ocean che stringe la mano D’Angelo, è James Brown che abbraccia Kendrick Lamar, Miles Davis che suona con Robert Glasper: il fil rouge che connette RnB, jazz, funk e soul proiettandoli nell’era moderna.


A cura di Francesco Maccarrone

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