American Pastoral è il film critica del sogno americano

547

American Pastoral è un romanzo di Philip Roth pubblicato nel 1997 e vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa nello stesso anno, Ewan McGregor ha deciso di trasporlo sul grande schermo, segnando così il suo esordio alla regia. Premetto di non aver ancora letto il romanzo, il che mi ha permesso di godere appieno del film senza avere la mente impegnata a trovare forzature, difetti e analogie rispetto alla sua controparte scritta.

Il film si apre con l’arrivo di Nathan Zuckerman, alter-ego di Roth presente in molti suoi romanzi, a un ritrovo di vecchi compagni del college. Mentre riassapora i tempi andati nota una bacheca piena di trofei dedicata allo “svedese”, il soprannome di Seymour Levlov, noto per essere eccelso nei vari sport. Qui avverrà l’incontro tra Zuckerman e Jerry, il fratello di Seymour, che racconterà allo scrittore la travagliata vita dello svedese.

Seymour Levlov, interpretato dallo stesso McGregor, incarna lo spirito dell’americano perfetto, un uomo di successo, con alle spalle una famiglia borghese ed ebrea. A sposarsi con lo svedese sarà Dawn Dwyer  interpretata da Dakota Fanning, anch’essa lo stereotipo della ragazza tipo di un giocatore di football: Miss New Jersey, dalle umili origini irlandesi e contadine. Dal loro matrimonio avranno una figlia, Merry, che rappresenterà la causa delle disgrazie di Seymour e della sua famiglia, fin da piccola la bambina mostra un problema grave di balbuzie e sarà ossessionata dalla figura di Audrey Hepburn, che in Colazione da Tiffany rappresenta la massimo espressione di libertà femminile, la stessa libertà che Merry pretende quando sarà cresciuta. In profondo disaccordo con la vita che conduce insieme alla sua famiglia, troverà sfogo nei gruppi ribelli di sinistra che la coinvolgeranno in un attentato terroristico, dopo aver piazzato una bomba nell’ufficiolo postale del suo paese si darà alla fuga, lasciando al padre e alla madre il peso di quelle sue azioni. Tra continui interrogativi, misteri e rimorsi la vita dei Levlov è ora profondamente segnata, riuscirà lo svedese a rimettere in piedi ciò che resta della sua famiglia?

A fare da sfondo alle vicende della famiglia Levlov saranno i conflitti che hanno scosso l’America durante gli anni ’60: i disordini razziali e la guerra in Vietnam. American Pastoral è una critica al sogno americano, a come viene quest’ultimo distrutto e calpestato dagli americani stessi che si illudono di vivere una vita perfetta ma che in realtà hanno i demoni in casa. McGregor non coglie però questo aspetto fondamentale, portando sugli schermi un film a metà, che non rischia, si è limitato a far divenire pellicola il romanzo senza catturarne le emozioni peculiari che dovrebbe dare. Bisogna comunque dare a Cesare quel che è di Cesare ed elogiarne alcuni aspetti, le prove attoriali sono convincenti, McGregor ha un viso plastico che sembra uscito proprio dagli anni 60’ e calza a pennello con la sua parte, la Fanning è perfetta con la sua bellezza disarmante, ha il merito anche di trasmettere la giusta apatia così da avvolgere il suo personaggio in una spirale di contraddizioni. La fotografia è ottima, ci sembrerà di essere proiettati in quegli anni di conflitti violenti, per spezzare il ritmo si vedranno anche alcune immagini di repertorio che ci ricordano che non siamo semplicemente davanti a qualcosa di costruito, ci troviamo in un periodo d’insurrezione che l’America ha vissuto realmente.

La regia di American Pastoral è buona, la prova degli attori anche ma questa Pastorale Americana targata McGregor lascia perplessi, vale la pena andare a vederlo per godere di un buon film ma nulla più. Il problema principale si ha quando ci si alza dal seggiolino del cinema e ci si domanda cosa il film, internamente, ci abbia voluto trasmettere e cosa ci abbia lasciato impressi: personalmente non trasmette nulla. McGregor pecca di non aver osato abbastanza, il rischio è fondamentale nel mestiere di regista, se lo avesse rischiato abbastanza forse ora ci saremmo trovati davanti una Pastorale più completa e soddisfacente.

PS: Se come me non avete ancora letto il libro, correte in libreria ad acquistarlo!

A cura di Ennio Cretella

 

Commenti su Facebook
SHARE