È una sera di inizio estate, una di quelle belle serate nelle quali il sole sembra non volere tramontare mai. Prendo la macchina e decido di viaggiare verso la bassa emiliana, alle porte di Modena, per un concerto di una banda molto particolare. Ne ho sentito parlare spesso, ma non li conosco personalmente; attratto da tali racconti, decido di andarli a trovare e scoprire quanto di vero c’è negli elogi che sono solito sentire. Quella che sto per raccontare è la storia di questo incontro, uno di quegli incontri che lasciano il segno. “Le cose belle sono difficili”, recita un celebre proverbio greco. Mi permetto di aggiungere che anche gli incontri belli sono difficili: sono rari e richiedono una grande pazienza per aspettarli e accoglierli al momento opportuno. Rilancio ancora: mi piace pensare che gli incontri più importanti che costellano la nostra vita, quelli che ci rendono chi siamo, non siano casuali e che richiedano da parte nostra una grossa dose di coraggio perché ci costringono a metterci in navigazione nel mare dell’esistenza, ad andare oltre le personali Colonne d’Ercole e ad osare. Questa è una storia di musica, di persone, di emozioni e di mare. È uno di quei racconti che rende tutti noi orgogliosi di ciò che la nostra Italia è in grado di offrire, che ci rende fieri della nostra cultura e della nostra gente. Lontano dal bagliore delle grandi città come Milano o Bologna, nella provincia più profonda del nostro paese, nascono storie incredibili che, come le perle luminose, vanno scovate con fatica nei meandri e nei fondali marini, nei luoghi più nascosti, dove l’ombra è maggiore, ma dove la luce può risplendere di più. Le cose belle sono difficili da andare a scovare e per scovare la Banda Rulli Frulli bisogna mettersi in navigazione.

Arrivo alla location dove si tiene il concerto un po’ presto, i ragazzi della banda hanno finito il soundcheck e si stanno riposando in vista dello spettacolo. Il clima è fin dall’inizio festoso, tutti -adulti e bambini- indossano una maglia da marinaio. Decido di vagare un po’ per il parco dove si tiene la festa. Inizio a sentirmi agitato e diversi dubbi iniziano a frullarmi per la testa: “ne varrà la pena essere venuti fino a qua? Non potevo rimanere sul divano?” Per fortuna il divano non ha vinto perché, tempo un’oretta, incontro Sara, la mia referente, e Greta, entrambe nella banda, con le quali iniziamo a chiacchierare dei Rulli Frulli. Sara è una pianista, insegnante di musica e veterana della banda: suona i pentolini. Sì esatto, pentolini. Greta invece è batterista e suona il timpano; almeno lei suona qualcosa di normale. Stiamo in compagnia per una buona mezz’ora, durante la quale mi introducono nel mondo di questa banda. Mi basta poco per sentirmi a mio agio e fin da subito capisco che quei marmocchi con la maglia a righe sono anche loro membri della banda. Ho la fortuna di conoscere alcuni piccoletti di questa massa eterogenea chiamata Rulli Frulli e di scoprire qualche storia legata a loro. Mi rendo conto che quella che ho davanti non è una realtà qualunque; qua non si fa soltanto musica.

Banda Rulli Frulli. Nome bizzarro, onomatopeico, spesso storpiato: Banda Rullallero ormai è storico. Pare un nome scelto da un bambino di 8 anni e difatti così è. La banda nasce nel 2010 all’interno della scuola di musica “C. e G. Andreoli” di Mirandola (Mo) come progetto sperimentale; inizialmente i membri sono soltanto otto e si tratta di una marching band. Il fine di questa banda è quello di fare musica d’insieme, integrando e riutilizzando in maniera creativa materiali di recupero. Ecco spiegate le pentole; per fare musica si utilizzano anche rulli, cestelli di lavatrici, bidoni, piastrelle. La banda dà molta importanza alla ricerca sonora. Tutti gli strumenti infatti vengono creati dagli stessi membri, in modo tale che i ragazzi possano entrare materialmente nella musica che fanno e imparare a parlare, mediante qualsiasi oggetto, un linguaggio universale: il ritmo. Nel 2012 la vita della banda viene sconvolta: la bassa modenese è colpita dal terremoto e i Rulli Frulli, di base a Finale Emilia, si trovano senza un posto dove provare. Per vincere le difficoltà di quei giorni, si gettano ancora di più nella musica, grazie al sostegno economico e logistico di associazioni di volontariato a loro vicine. Nasce il Branco, primo progetto che li porta a suonare in Italia e all’estero e a collaborare con importanti artisti del panorama indipendente italiano. Nel giro di due anni si evolvono ne La Ciurma e danno alla luce il loro primo album.

Realtà ormai consolidata, la Banda Rulli Frulli apre il 2015 con un progetto importante: il Kraken. Con quasi una sessantina di membri, di tutte le età, dagli 8 ai 30 anni, la banda capitanata dal direttore Federico Alberghini, partorisce il secondo album, composto da 7 canzoni e pieno di collaborazioni importanti: il basso di Giorgio Borgatti, dei Three In One Gentlemen Suit, di Luca Viaggi e di Stefano Pilia, con un passato anche negli Afterhours, la tromba di Simone Amelli e Enrico Pasini, il banjo di Daniele Rossi. Realizzate tra la loro sala prove e il Vacuum Studio di Bologna, le canzoni sono accomunate dal tema del mare e si caratterizzano per sonorità post-rock, folk, jazz: si parte dalla strumentale Kraken, il mostro marino che ispira questo lavoro, passando per la scatenata Squame e la stupenda Reds Between Blacks, cantata dal naufrago cantastorie Bob Corn. Rostro e Oceano, con un testo intenso cantato da Lorenzo Borgatti, stanno al cuore di questa navigazione; si conclude con una toccante Linea d’Ombra, a mio modesto parere la più emozionante e profonda dell’album, e il remix di Rostro, firmato Luca Mai, membro degli Zu. L’equipaggio dei Rulli Frulli è già pronto a veleggiare con un tour per il nuovo spettacolo, il Kraken Tour, iniziato a fine aprile, e portato in scena nel nord d’Italia fino ad ottobre; da segnalare la prossima tappa di giovedì 2 luglio all’importante Arti Vive Festival a Soliera (Modena), festival che presenta nella propria lineup artisti del calibro di Brunori Sas, M+A, Giovanni Lindo Ferretti e Einstürzende Neubauten.

Detta così, la Banda Rulli Frulli parrebbe una realtà come tante altre. La loro grandezza tuttavia non è solo in ciò che appare, ma rimane nascosta, celata tra le persone che compongono questo gruppo. Per capire ciò di cui sto parlando è necessario assistere ad un loro live; qui riprende la nostra storia. Mi sistemo su un palco sopraelevato, per poter assistere meglio allo spettacolo. Fin dalla prima canzone rimango catturato da Kraken, il mostro marino in grado di avvolgere le navi coi tentacoli, da loro evocato. La musica è il loro tentacolo, le emozioni che vibrano nel petto sono l’effetto del loro abbraccio. I loro concerti sono delle feste, dei tripudi di colori e suoni. I 58 strumenti, tutti insieme, provocano un chiasso stupendo; mi allontano un attimo e sento che il ruggito mi segue anche a grandi distanze. Pare di essere ad un carnevale, tra giochi di luci e coriandoli sparati in aria, in un’atmosfera che si scalda con l’aumentare delle canzoni. Su uno schermo vengono proiettate delle immagini a ritmo di musica dal visual artist Michele Bernardi, già grafico per La Tempesta, e due ballerini si sistemano davanti alla barca, l’installazione dentro alla quale la banda compie la propria navigazione nella musica, esaltandosi sui ritmi inebrianti della ciurma e costringendo il pubblico a battere le mani; non puoi stare fermo perché il ritmo, quasi fosse un rito tribale, è incalzante, ti entra dentro. Vieni trascinato nel loro viaggio, tra racconti di mare e avventure fantastiche. La loro musica ha lo stesso ritmo delle onde; ci sono canzoni che ti sorreggono, altre che ti portano in alto, altre che ti gettano nella bonaccia. È incredibile vedere tutti quelle persone, dal bambino di 8 anni all’uomo di 30, battere sui propri strumenti all’unisono, tutti vestiti da marinai, ognuno attento al proprio lavoro e a quello altrui. È stupendo osservare i volti concentrati, le labbra serrate, i sorrisi e, a volte, le lacrime di piccoletti e veterani. Il vero valore aggiunto di tutto questo sono proprio loro, le persone che compongono i Rulli Frulli.

La musica è comunicazione, una forma d’arte in grado di trasmettere immediatamente emozioni senza passare dai concetti. La musica è legata profondamente al nostro vissuto: è il battito del cuore, è il nostro respiro, è il silenzio. È espressione primordiale, è scovare un ritmo in ogni cosa, è rintracciare l’armonia in un semplice tam tam su una pentola. La Banda Rulli Frulli valorizza tutto ciò e fa della musica un mezzo, un linguaggio comune che unisce tante storie. Essa in realtà è una famiglia formata da 58 fratelli con cognomi diversi; è un porto sicuro nel caos dell’esistenza, dove ognuno, sentendo di essere accolto, può esprimere al meglio le proprie emozioni, la propria persona. È un riparo sicuro nella navigazione della vita, senza pregiudizi né preconcetti. Centinaia sono le storie e gli incontri che si racchiudono dentro questa banda, ognuno diversa e stupenda al tempo stesso. Sono storie di una comunità, quella che ruota intorno ai comuni della bassa modenese, storie di disagio ma al tempo stesso storie d’amore. È l’amore, la passione infinita di coloro che rendono possibile ogni giorno questo progetto, il vero valore aggiunto della Banda Rulli Frulli. Dove regna ciò, regna l’apertura e il piacere, regna la possibilità per ognuno, dal bambino  al musicista navigato, di essere pienamente se stesso e di fiorire. È il Kraken l’immagine simbolo di questo gruppo: tutti pensano che sia un mostro marino, che avvolge le navi per distruggerle; può darsi invece che sia soltanto una creatura fragile, desiderosa di amore e di essere accolta, un po’ come tutti noi. I suoi tentacoli non sono altro che un abbraccio.

Il concerto termina dopo un’oretta, lasciando il pubblico emozionato. Mi dirigo ancora elettrizzato dalle mie conoscenti, per complimentarmi e salutarle; le lascio al bancone del bar, intenzionate a prendersi una meritata birra. Ecco, questo fa molto più clima rock. Riprendo la macchina per dirigermi verso casa, fiero di aver intrapreso questa piccola esplorazione e di aver incontrato una realtà così eccezionale. Devo dire la verità: anche io inizio a sentirmi un po’ uno di loro. Chissà che non abbiano bisogno di uno che suona il triangolo, massima aspirazione musicale alla quale posso tendere. A tutti voi il consiglio di seguire le avventure di questa banda; non ve ne pentirete.

A cura di Alessandro Melioli

Per ulteriori info:

bandarullifrulli.it
facebook.com/banda.frulli
rockit.it/bandarullifrulli

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