On stage: Alice Underground

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“Per quanto tempo è per sempre?”
“A volte, solo un secondo” 

Torniamo indietro di centocinquantadue anni: provate a fingere di essere una bambina di nome Alice Liddell, di dodici anni, nella propria stanza il giorno di Natale del 1864. All’improvviso notate un pacchetto rosso, di forma quadrata, sopra il cuscino. Vi è allegato un biglietto: è da parte di quel vostro “amico adulto” preferito, Charles Dodgson, quel tizio che a volte, chissà perché, si fa chiamare anche Lewis Carroll. “Come promesso, eccolo” recita lo scritto:

“il mio regalo di Natale per voi. Era iniziata come una storia qualunque, ricordi? Ma da quella volta in cui la inventai per te, è riuscita inaspettatamente a trascinarmi sempre più dentro, e non ho potuto fare a meno di continuare a cadere ancora e ancora più in quel paese, scoprendo sempre nuovi dettagli. Ed ora eccola qui, due anni dopo, questa storia che, con le modifiche di un sognatore, vorrei leggessi perché voglio il tuo parere. Buon Natale, Alice!”

In preda alla curiosità, cominciate a scartare il pacchetto dal quale, nel giro di pochi secondi, emerge un libro dal titolo Alice nel paese delle meraviglie. Ora prendete a ripensare a quella fiaba che vi era stata raccontata tempo prima, con quei personaggi strambi, dal Cappellaio Matto a quel Bianconiglio, che chissà perché vi sono rimasti impressi nella memoria. Afferrate il libro, sdraiate a letto e cominciate a sfogliarlo, dall’inizio. Un sogno, il precipitare, il non conoscere più spazio e tempo presenti e di nuovo cadere, e non sapere dove né se, o perché, finirà. E senza un luogo né un quando ben precisi, proprio qui ha inizio un altro spettacolo dei sogni, scritto, diretto e illustrato da Ferdinando Bruni e Francesco Frongia. A ospitare questa rappresentazione onirica è il Teatro Elfo Puccini, fino all’8 gennaio, e i protagonisti sono Elena Russo Arman, Ida Marinelli, Matteo de Mojana e Umberto Petranca.

Magari anche Alice Liddell, mentre si addentrava nella storia, sfrecciando a velocità siderale, si sarà figurata un gorgo scuro, di colore marrone, dove chiavi, rami, fogli, libri, sedie, pipe, tavoli sono un vortice unico, esattamente come Giuseppe Marzoli, che a dirigere il suono e la programmazione dei video che sono tutto fuorché uno sfondo, è il vero maestro di questo spettacolo del meraviglioso. La trama rimane la stessa, avrà pensato Alice Liddell e lo crediamo anche noi spettatori: i personaggi sono i medesimi già incontrati nel libro o visti in quel cartone firmato Walt Disney o analizzati da filosofi, artisti e poeti, ma il tocco scelto è sicuramente originale. Grande spazio al fantastico, dunque. E non importa che abbiate cinque, venti o sessant’anni, apparterrà a tutti voi.

A un certo punto, finalmente atterrerete ma non crediate che aver toccato terra significhi stabilità perché diamine, quello non è forse un bruco parlante e non è possibile che mentre questo vi apostrofa su quanto sia pericoloso svegliare chi sogna, voi abbiate mangiato un biscotto che vi ha fatto crescere fino a diventare altissima! Altissima quanto un albero, peccato che un piccione possa scambiarvi per un verme gigantesco che anela alle sue uova e vi considera stupido perché negate di riconoscere la vostra identità- perché voi siete umano, e ne siete certo, anche se… Allora d’improvviso tornerete di dimensioni normali, incontrerete magari due tizi, Dimmelo e Dammelo, che vi parleranno del fatto che esistete solo perché qualcuno vi sta sognando e, di conseguenza, smettete di negare che sia così, di conseguenza, se la vostra persona addormentata si svegliasse voi cadreste nella culla del nulla. Allora fuggireste via e cerchereste conforto in un gatto striato di viola e arancione che vaga per i boschi, ma quando gli chiederete la strada per uscire beh, secondo la logica del dovresti volere e vorresti dovere, “se non sai dove vuoi andare, allora la strada non è importante”.

Quindi, più confusi di prima, rischierete la testa con una regina di cuori e scoprirete che anche quello che parrebbe a prima vista un porto sicuro, la Regina Bianca, proprio tale non è.

“Non puoi smettere di crescere da sola, certo, ma in due è possibile. Un po’ come la memoria, è sempre in entrambi i sensi. Io vedo sia il passato che il futuro, perciò nel presente non posso piangere di cose che già so accadranno né gustarmi la marmellata che ho appena finito di mangiare, non sarà mai possibile la marmelade au jour d’hui, mai!”.

E mentre un uovo seduto su una balla di fieno vi chiederà la vostra vera forma, un Cappellaio vi starà informando che non può smettere di bere the perché l’orologio è fisso alle diciassette, e verrete addirittura invitati a partecipare a un non compleanno, perché effettivamente vince 364:1 contro un solo giorno del compleanno all’anno. A questo punto, Alice Liddell si concederebbe una tazza di the, e forse anche a voi sarà venuta voglia ma non siete inglesi e soprattutto ricorderete di essere in un teatro, e oggettivamente non sta bene ordinarlo lì.

Pertanto tutti, la bambina dopo la pausa del the e voi dopo averlo sognato, vi ritroverete seduti in una carrozza di un treno magistralmente acquarellato, con tinte bianche all’interno e fuori grigie, perché nevica. E nonostante voi vogliate sempre più uscire dal bosco, non conoscete la strada e state comunque andando avanti, nonostante a ogni fermata del treno il desiderio sia quello di comprare un biglietto di ritorno.

E dunque una riflessione, la scena qui si conclude con un’esplosione, il signore dietro è scoppiato a ridere e quello davanti è balzato sulla sedia, questo vuol dire crescere? Il treno non si è fermato, la strada non è chiara, essere pressapochisti non pare fruttare, diventare adulti si delinea una mappa bianca e Alice continua a inseguire il Bianconiglio che rappresenta la vita, o forse sarebbe più corretto dire che è il Bianconiglio a braccare Alice, o a farla sperare? Lo stesso Bianconiglio può portare novità e anche alla culla del nulla? Certo è che il tema della crescita, mangiando biscotti che fanno diventare grandi come lampioni o piccoli come telescopi, connesso a quello della realizzazione in cui si vorrebbe legare qualcosa a sé in modo chiaro ma non si sa cosa, rappresentano il significato latente, che forse non lo è così tanto, di questo meraviglioso paese.

E mentre ognuno cerca la propria strada, senza un’età che pretenda di possedere la Morale (In tutto c’è una morale, se la si sa trovare”), mentre nella vita si cerca di calibrare le parole perché queste devono sapere chi comanda, Alice Liddell, dopo essersi chiesta il perché di quel regalo, forse uno scherzo, ma in fondo persino uno scherzo un significato ce l’ha, ha finito il libro e si è addormentata sorridendo, con quel sorriso da stregatto che, forse, solo i bambini hanno.

A cura di Isabella Garanzini

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