Categoria farmacoterapeutica: nome d’arte di Silvano Albanese, è nato in provincia di Salerno ma cresciuto sin dai primi anni a Roma. Dopo alcuni iniziali progetti musicali collettivi, il Circolo Vizioso e i Brokenspeakers, Coez intraprende una carriera solista. I suoi album in studio sono: Figlio di nessuno (2009), Non erano fiori (2013), Niente che non va (2015) e l’ultimo, uscito il 5 maggio 2017, Faccio un casino.

Principio attivo: realismo 10 mg, modernismo 10 mg, romanticismo 10 mg, intimismo 10 mg, cinismo 5 mg

Eccipienti: un mix di rap, hip pop, indie pop e cantautorato, chi ne ha più ne metta. Ma si tratta di una soluzione efficace: una musica che, come definiscono quelli di Hano, è al servizio della figa. Il fascino del bad boy che in fondo è un romanticone non fallisce. Inoltre, non manca quell’empatia tipica del realismo alla Niccolò Contessa.

Composizione quantitativa: dodici tracce intime, profonde.

Composizione qualitativa: L’assunzione inizia subito con pastiglie romantiche che si sciolgono alle parole di Ciao e Faccio un casino, per arrivare al diabete che piace a noi ragazze che credono ancora nel principe azzurro con La musica non c’è e E yo mamma. Ma tranquilli, non è diventato un rammollito, non ha perso del tutto la forza del suo rap.
Occhiali scuri è senz’altro la traccia più rap del disco insieme a Un sorso d’Ipa, dove emerge il Coez delle origini. Ritorna la sua parte più irriverente, accanto al suo vecchio Gemitaiz, e ripercorre la strada su cui ha iniziato.
Si tratta di un disco intimista, dove Coez scopre piano piano la parte più profonda di sé, i suoi demoni (Ciao), il suo rapporto con la madre (E yo mamma), la sua musica con l’uccisione dei fogli su cui ha lasciato le rime delle sue storie (Mille Fogli).
Questo album rappresenta il connubio riuscito tra il buon rap e l’indie-pop, un variegato di musica di qualità, di cui si ha un esempio in Parquet, dove la componente hip-hop riesce ad integrarsi e fondersi alle sonorità più pop, più indie.

Indicazioni: usato nel trattamento di sintomatologie affini al mal d’amore e alle delusioni sentimentali; nel tentativo di combattere la propria vulnerabilità; nel tentativo di superare la fase del “bonaccione troppo molle” e assumere la maschera del bad boy, macho. Infine, è usato nel tentativo di realizzare e assimilare la sindrome di Edipo di cui ogni maschio italiano è affetto attraverso un ascolto intenso di E yo mamma.

Controindicazioni: il ricorrere al pop e alle corde tipiche di questa ultima scena romana potrebbe, a lungo andare, risultare troppo inflazionato, mainstream e ripetitivo (anche se per ora non è questo il caso).

Effetti indesiderati: un’assunzione prolungata di La musica non c’è può creare assuefazione e dipendenza. Inoltre, si potrebbe creare un piccolo disturbo bipolare, come canta Coez, divisi tra due anime: quella più rap e quella più pop.

Posologia: si consiglia un’assunzione quotidiana, nei momenti più intimi, in particolare in quelli in cui si ha qualcosa da far uscire e serve perdersi nelle parole giuste, nelle melodie più appropriate, in un dialogo sincero e senza filtri.

A cura di Stefania Fausto

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