AAF 2014: GLI ART LOVERS DI TUTTO IL MONDO SI RITROVANO IN VIA TORTONA

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a cura di Stefania Fausto e Bianca Maria Cuttica

Centinaia di artisti noti e meno noti, gallerie provenienti da ogni angolo del pianeta, intenditori, collezionisti e curiosi, tutti riuniti nei suggestivi spazi di Superstudio più  con una sola regola: vietato superare il tetto dei 5000 euro. DSC_0004L’Affordable Art Fair è infatti un evento pensato per avvicinare al mercato dell’arte contemporanea un pubblico ampio e variegato, in un contesto che permetta di vivere in maniera più rilassata il rapporto con l’arte e con gli artisti, andando oltre quella sensazione di distacco elitario che spesso si prova avvicinandosi alle gallerie tradizionali. Aggiornandoci tra gli stand della fiera abbiamo la netta sensazione che l’obiettivo sia stato raggiunto: la gente osserva le opere esposte, fa domande ad artisti e galleristi, si confronta e spesso esce con un’opera accuratamente imballata: l’evento pare andare alla grande! Da un quadro dove se ne sta in posa una Raffaella Carrà in stile Barbie a una mappa del mondo interamente fatta di elastici, dalle fotografie in banco e nero in cui spicca un tram giallo a delle forme geometriche in cui il tuo sguardo si perde e cade nella voragine delle figure. Insomma, di tutto e di più!

Le nostre sensazioni positive sono confermate dalle parole del direttore artistico della manifestazione, Marco Trevisan, che nonostante i molti impegni della giornata accetta volentieri di farsi intervistare.

  •  Questo evento esiste da una quindicina di anni: Quale è stata l’idea di partenza e come si è sviluppata nel tempo?

L’idea è nata nel 1999 da Will Ramsay, un gallerista scozzese che aveva e ha tuttora una galleria a Londra. La sua idea parte dal fatto che ci sono persone che hanno possibilità economiche ed interesse  per l’arte ma che non hanno mai trovato l’occasione di rendere concreto questo interesse, cioè comprare un’opera perché il mondo delle gallerie di solito intimorisce e poi c’è una sbagliata percezione del pezzo: si pensa sempre che comprare in una galleria voglia dire spendere molti soldi. William Ramsay ha messo in piedi una galleria e un evento particolare, in cui cerca di sottolineare la trasparenza delle informazioni e di creare ricreava un ambiente rilassato e divertente in modo così da poter sviluppare un 

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nuovo collezionismo. Ha deciso di provare a coinvolgere altri 40-50 galleristi amici e di lanciare questo progetto. È stato da subito un grande successo perché già dalla prima edizione fecero diecimila visitatori e molte vendite e capirono che la formula era vincente, soprattutto quella di fissare un limite al prezzo e porre l’obbligo di scriverlo sotto ogni opera.

  • Ora che siamo arrivati all’ultimo giorno, può dire che il successo si riconferma? Siete soddisfatti e avete avuto lo stesso successo delle prime edizioni?

Questa formula continua ad avere successo in tutto il mondo e anche a Milano. Quest’anno abbiamo avuto molti visitatori ultimi giorni, sabato, domenica e soprattutto in orario serale, visto le belle giornate di questo weekend che hanno portato la gente a uscire piuttosto che andare in luoghi chiusi.

  • Di tutte le sedi in cui l’Affordable Art Fair si sviluppa in giro per il mondo, quale ha avuto più successo?

Quella da cui il progetto è partito ovvero Londra, ma anche le nuove tappe aggiunte negli ultimi due anni, cioè Hong Kong, Singapore, Stoccolma e Amburgo, sono nuovi progetti  che stanno andando molto bene.

  • Una curiosità sul suo percorso: lei ha studiato economia e poi è passato a muoversi nel campo dell’arte. Com’è arrivato a questa scelta?

Mi sono laureato nel ‘97 in economia aziendale, quindi in anni non sospetti perché soltanto nei primi anni duemila c’è stato un proliferare di corsi che cercavano di unire le necessità di formazione economica in virtù dell’interesse nel mondo dell’arte. Fino a fine anni ‘90 ,questo non accadeva, quindi sono riuscito a infilarmi in una nicchia di mercato che non esisteva. Ho studiato economia per passione personale ma già in tesi di laurea mi sono focalizzato sul management dell’arte e ho sempre voluto lavorare in questo settore. Ho iniziato subito dopo la laurea e devo dire che adesso forse sarebbe più difficile perché c’è stato un trend crescente da questo punto di vista e figure come la mia prima non esistevano, mentre ora sono più diffuse.

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