5 film di Denis Villeneuve che avete bisogno di vedere

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Classe 1967, canadese di nascita, regista e sceneggiatore. Denis Villeneuve vanta all’attivo quattro cortometraggi e nove lungometraggi, uno dei quali in uscita a Ottobre 2017. Non un numero altissimo, ma comunque abbastanza per mostrarci con perfetta eleganza quella che è la sua linea stilistica. Di seguito cinque opere di Villeneuve che non potete dare per scontate.

  •  Next Floor

Cortometraggio del 2008, scritto da Phoebe Greenberg e diretto da Denis Villeneuve. Next Floor, oltre a essere le due parole che formano il titolo sono anche le uniche che sentirete pronunciare dagli attori durante tutta la durata della vicenda.
Villeneuve mette in scena tramite il linguaggio allegorico una perfetta critica all’opulenza della società e al potere autodistruttivo dei grandi capi di stato, sulla linea di confine tra il grottesco e l’inimmaginabile. La pellicola dura solo 12 minuti, durante i quali il regista mette alla prova le capacità di resistenza visive e uditive dello spettatore: siamo infatti, in una stanza malmessa in cui bizzarri commensali stanno consumando un ricchissimo pasto, che viene mostrato in tutte le sue sfaccettature tramite dettagli ed effetti audio volutamente esagerati e sopra le righe, quasi fastidiosi. Intorno a loro, camerieri senza sosta offrono agli uomini e alle donne presenti del cibo su vassoi d’argento. Una studiata divisione della società si palesa sullo schermo, dove i camerieri rappresentano il proletariato, il cui unico scopo è servire passivamente il capitalismo affamato e mai sazio. Durante il pasto strani avvenimenti hanno luogo più e più volte, fino ad arrivare a un apparente punto di non ritorno, un baratro nel quale Villeneuve cala tanto i suoi personaggi quanto i suoi spettatori.

 

  • Enemy

Adattamento cinematografico dell’ opera di Josè Saramago The Double, Enemy indaga i controversi sentimenti del protagonista offrendoci uno spunto per scandagliare i vizi della società contemporanea. Adam Bell, insegnante di storia apparentemente privo di interessi noleggia un dvd, e durante la visione nota un uomo esattamente identico a lui recitare nel film. Si tratta di Anthony Claire, attore esordiente. Adam si mette subito alla sua ricerca e da qui inizia il labirinto psicologico nel quale il pubblico si ritroverà intrappolato. In una pellicola che vanta nomi come quello di Mèlanie Laurant, Sarah Gadon e Isabella Rossellini, protagonista indiscusso è Jake Gyllenhaal, che interpreta i protagonisti, e lo fa eccellentemente: suo è il volto di entrambi i personaggi, che si scambiano in continuazione sullo schermo. Villeneuve riesce a raccontare la storia di Antony e Adam in un modo tutto suo. I toni seppia e il linguaggio simbolico utilizzati accrescono ulteriormente l’angoscia e l’incertezza rispetto ai destini dei protagonisti, confusi quanto lo spettatore riguardo quello che sta accadendo loro. A tratti lynchiano, Enemy è un enigma perfettamente studiato; un thriller psicologico che si costruisce e si contraddice da solo, fino al finale inaspettato e indecifrabile, definito da molti come uno dei più controversi degli ultimi anni e a cui servirà un’ attenta analisi post visione per capirne effettivamente tutte le sfaccettature.
Una nota di merito va data alle angoscianti musiche di Danny Bensi & Saunder Jurriaans, perfettamente calate nelle ambientazioni aperte e desolate che fanno da sfondo alla vicenda.

 

  • Prisoners

Uscito nel 2013, thriller a tratti drammatico, Prisoners è uno di quei film in cui ancora una volta Villeneuve tiene il pubblico sul filo del rasoio per tutte le due ore e mezza. Le certezze che si pensa di avere vengono ripetutamente distrutte, e il regista si dimostra abilissimo nel creare la suspense che un buon thriller deve possedere. Esemplare l’ interpretazione di Hugh Jackman che dona il volto a Keller Dover, padre di famiglia amorevole, che si ritrova a indagare sul rapimento della figlia per scoprire il colpevole e farsi giustizia privata. Jackman si cala perfettamente nel ruolo e fa trapassare dallo schermo tutta la rabbia e l’ incoscienza propri di un genitore che si ritrova in una situazione simile. Dall’ altro lato Jake Gyllenhaal, che interpreta il Detective Loki, e forse a causa dell’ immagine un po’ stereotipata del poliziotto dal passato difficile imposta dalla sceneggiatura il risultato della sua performance è piuttosto debole e banale. In un ruolo di notevole rilevanza, e con il volto martoriato per la maggior parte del tempo, vediamo anche  Paul Dano, il cui nome salta all’ occhio in numerose pellicole di successo come Little Miss Sunshine (2003), 12 anni schiavo (2013) e Youth – La Giovinezza (2015).
Ad accompagnare la visione ci sono le musiche di Jóhann Jóhannsson, compositore islandese che ha curato la colonna sonora anche per Sicario e Arrival, e con il quale Villeneuve sembra intenzionato a  creare un sodalizio che duri nel tempo.

 

  • Arrival

Non il solito film sugli alieni. Arrival, pellicola del 2016 candidata a otto premi Oscar e ispirata al racconto Storia della tua vita dello scrittore Ted Chiang, è un esercizio di eleganza dove le astronavi sono giganteschi “gusci” grigi e gli invasori misteriose creature nere con sette tentacoli. A Louise Banks (Amy Adams), linguista di professione, viene affidato il compito di decifrare il linguaggio simbolico degli eptapodi per capire perchè sono arrivati sulla Terra. Intanto, in secondo piano, la sua storia personale si intreccia a quella principale, rendendo lo spettatore partecipe dei dolori e delle debolezze della protagonista. La fantascienza in Arrival viene magistralmente maneggiata e usata come pretesto per analizzare il potere del linguaggio e della comunicazione, per mettere in discussione noi stessi, la nostra vita e le nostre paure. Sequenze ipnotiche fanno da sfondo e riaffermano ancora una volta il regista come uno dei capisaldi del cinema contemporaneo. Con questa pellicola si rinnova anche il legame già creato tra Villeneuve e Jóhann Jóhannsson. Il compositore afferma: “Nel cinema mainstream di solito c’è troppa musica. In Arrival, l’ uso dello spazio e del silenzio è estremamente importante. Quando la musica è necessaria è davvero lì ed ha uno scopo”.

 

  • Blade Runner 2049

La sceneggiatura è a cura di Michael Green e Hampton Fancher, che aveva partecipato anche alla stesura di quella del 1982. Il produttore esecutivo sarà Ridley Scott in persona.In uscita in Ottobre 2017, Blade Runner 2049 sarà il seguito del primo capitolo del 1982 diretto da Ridley Scott. Ambientato trent’anni dopo gli avvenimenti del primo film, vedrà l’ agente K (Ryan Gosling) venire a conoscenza di un importante segreto che potrebbe essere fatale per l’ umanità e che lo porterà sulle tracce dell’ ex blade runner scomparso Rick Deckart (Harrison Ford).
Ancora una volta Villeneuve affida le musiche originali a Jóhann Jóhannsson, che se realizzate ad hoc come per le precedenti pellicole daranno sicuramente valore aggiunto ad un’ opera che si spera possa essere il degno sequel per una pietra miliare della fantascienza come Blade Runner.
Denis Villeneuve si ritrova così ad essere uno dei volti protagonisti della cinematografia di questi anni, con una regia raffinata, visivamente geniale e un’ attenzione particolare per quello che è il contesto musicale nel quale cala le sue opere. Si ritrova a spaziare dall’ universo drammatico in pellicole come “Polytechnique” (2009) e “La donna che canta” (2010), al thriller, fino ad arrivare alla fantascienza più pura, che avrà modo di mostrarci questo Ottobre con Blade Runner 2.

Scegliendo di andare a vedere un film di Villeneuve lo spettatore già sa che verrà contraddetto, spiazzato e sorpreso, per poi vedere tutti i pezzi del puzzle tornare perfettamente al loro posto alla fine del film: dove in realtà erano sempre stati.

Non resta che sedersi in sala, aspettare che le luci si spengano e godersi lo spettacolo.

A cura di Giorgia Agati

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