Durante questo periodo di Fase Due, qualsiasi cosa significhi, la redazione cinema di Vox vi propone settimanalmente in questa rubrica due serie tv

KILLING EVE di PHOEBE WALLER-BRIDGE, 2018-in produzione

Disponibile su TIMVISION (3 seasons)

“You are intuitive and you make insane suggestions” così si rivolge Carolyn Martens a Eve Polastri. Qualità fondamentali per qualsiasi grande detective: pensare fuori dagli schemi, accettare il rischio, affrontare il Male lasciandosi a volte affascinare da esso, per comprenderlo e arginarlo.

Ma Eve Polastri (Sandra Ho) non è una grande detective, è una annoiata funzionaria del MI5, il controspionaggio britannico che si occupa della tutela di soggetti a rischio, sposata con l’insegnante Nico e poco considerata dai colleghi. È da sempre interessate alle donne killer, di cui ha approfondito profili psicologici e modus operandi.

Un uomo viene assassinato e c’è una testimone oculare gravissima in ospedale. Eve si convince che dietro ci sia la mano di una donna. Derisa da tutti decide di indagare per conto proprio, si reca in ospedale dove l’assassino, tornato sui propri passi, finisce il lavoro iniziato.

Eve viene licenziata, ma Carolyn Martens (Fiona Shaw), a capo di una divisione segreta del MI6, l’agenzia di spionaggio per l’estero, colpita dal suo acume, decide di assumerla, creando un piccolo nucleo di agenti per indagare su una serie di omicidi spettacolari.

Ben presto Eve dimostra il proprio valore, dando un nome al killer: si tratta della russa Oksana Astankova, detta Villanelle (Jodie Comer), una pericolosissima assassina psicopatica, amante dei bei vestiti e della bella vita. Per lei Eve subisce una fortissima fascinazione, che va al di là dell’interesse psicologico fin qui nutrito per le donne criminali. Al contempo anche Villanelle viene a conoscenza che Eve è sulle sue tracce e si sente lusingata dalle attenzioni che le riserva e ciò accresce la sua ossessione nei confronti dell’agente. Le due da qui inizieranno una caccia che continuerà a mutare i rapporti di forza in gioco: non solo inseguito e inseguitore, ma anche ossessione e repulsione, seduzione e odio, in uno dei rapporti più complessi tra due donne che il piccolo schermo abbia mai mostrato.

La creazione di Phoebe Waller-Bridge, ideatrice e attrice anche dell’acclamato Fleabag, è un prodotto sottovalutato, nonostante abbia polverizzato la concorrenza ai BAFTA del 2019. La complessità con sono tratteggiati i personaggi femminili è tra le più significative in circolazione ed è capace di farci subire la fascinazione di caratteristiche mostruose come quelle di Villanelle, insensibile, presuntuosa, ostentata, selvaggiamente amorale, manipolatrice, con una intensità inquietante. Non c’è nello stile di Waller-Bridge solo grande complessità dei personaggi, ma anche un tocco brillante caratterizzato da un black humor irresistibile. La scrittura non è l’unico punto di forza della serie che ha un cast in forma, in particolari le interpreti femminili: Fiona Shaw è severa e ambigua, mentre Sandra Ho, lasciati i panni di Cristina Young, e la più giovane Jodie Comer riescono a rendere magnetico il loro rapporto conflittuale.

GOOD OMENS di NEIL GAIMAN, 2019

Disponibile su PRIME VIDEO (6 Episodes)

“Buona apocalisse a tutti!”. No, per una volta non si parla di pandemia da Covid utilizzando questa espressione catastrofista, ma è il titolo italiano con cui è uscito negli anni ’90 il romanzo di Terry Pratcher e Neil Gaiman, già padre di American Gods, da cui è stata tratta l’omonima serie di successo prodotta da Prime Video.

Gaiman, che ha anche scritto l’adattamento e la sceneggiatura della serie, non è nuovo a ispirare produzioni cinematografiche e televisive, come non è nuovo neanche a trattare temi vagamente religiosi nelle suo opere, innescando l’anno scorso una tragicomica petizione da parte di un gruppo di fanatici che aveva fatto clamore più per la casa di produzione sbagliata a cui era stata recapitata che per il reale pericolo di normalizzazione del satanismo denunciato.

Cinque giorni alla fine del mondo. Così è stato deciso: l’Anticristo prenderà possesso dei propri poteri nel momento in cui si ricongiungerà con il cane infernale, e i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse, Guerra, Carestia, Inquinamento, che ha rimpiazzato Pestilenza, e Morte sono stati sguinzagliati. La resa dei conti tra le forze del Bene e quelle del Male è giunta.

A questo meccanismo di distruzione si oppongono però l’angelo Aziraphel (Micheal Sheen) e il demone Crowley (David Tennant), inviati dalle rispettive fazioni sulla Terra per aiutare o tentare gli uomini, nemici ontologici sulla carta, ma che sono diventati in realtà affettuosi amici. Hanno compreso, stando a contatto con l’Umanità che i confini di Bene e Male non sempre sono così definiti e che, in fondo, sono più simili di quanto pensassero all’inizio dei Tempi. I loro modi sono più da spie delle Guerra Fredda che da entità sovrannaturali in eterna lotta tra di loro: si trovano al parco per scambiarsi informazioni, si incontrano di nascosto a cena. Si aiutano, insomma. E quando vengono a sapere della venuta dell’Anticristo provano a mettersi di traverso scoprendo però che l’Ultima Battaglia è stata voluta da entrambe le loro fazioni. Aziraphel e Crowley si coalizzeranno per tentare di evitare l’inevitabile, consci del fatto che un fatale errore ha complicato ulteriormente la situazione.

In questo conto alla rovescia in cui si giocano i destini del Mondo si inseriscono anche un gruppo di ragazzini inglesi, tra cui c’è l’Anticristo, Anatema Device l’erede di Agnes Nutter, l’ultima strega bruciata in Gran Bretagna, Newton Pulsifer l’erede del cacciatore di streghe Colui-che-Non-Commette-Adulterio Pulsifer, il sergente Shatwell unico membro dell’esercito dei cacciatori di streghe e la sua vicina Madame Tracy, occultista e prostituta part-time.

Il motivo per cui non solo ha senso, ma è anche doveroso diffondere il Verbo di Good Omens è la genialità assoluta con cui si trattano temi di ispirazione biblica (si veda Dio, non incarnata ma unicamente voce femminile o il convento satanico dell’Ordine delle Chiacchierone), il cast perfetto (menzione d’onore non solo per i due eccezionali protagonisti, ma anche Jon Hamm negli impeccabili panni dell’Arcangelo Gabriele), il British Humor che la pervade e che, in sostanza, la differenzia da molti prodotti simili a livello tematico. Good Omens non è infatti “solo” una miniserie di genere fantascientifico/catastrofico che maschera quasi un genere di spionaggio, ma una garbata e umoristica riflessione sull’Umanità vista da due entità sovrannaturali conquistati a loro volta dalle ineludibili contraddizioni che vi sono in essa.

A cura di Emma Rossi

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