Questa settimana abbiamo avuto la possibilità di intervistare, purtroppo solo virtualmente, uno street artist molto enigmatico che realizza delle opere pazzesche: Manu Invisible.
Vuoi saperne qualcosa di più? Leggi l’intervista qui di seguito e lasciati conquistare dai suoi lavori pregni di significato.

Puoi parlarci un po’ di te e del tuo passato?

Non amo parlare di chi sono e di cosa ho fatto, credo che sia più importante riflettere sul messaggio che un artista vuole trasmettere.

Come e quando ti sei avvicinato al mondo della street art?

Ho iniziato da giovane prima con delle prove cartacee e successivamente su parete, dipingendo in maniera continuativa durante gli anni dapprima ispirato dal movimento hip hop americano poi da quello europeo.

Come ti è venuto in mente di inserire e le parole nelle tue opere rendendole le protagoniste assolute?

È nato tutto dalla necessità di trasmettere un concetto, normalmente lavoro se ho qualcosa da comunicare al prossimo. Inizialmente realizzavo wild style, throw up e block letters come tutti i writers, successivamente ho scelto di inserire una componente figurativa e un significato a quello che scrivevo.

In base a cosa scegli le parole e come decidi di accostare le immagini ai termini?

Le scelgo in base ad un’attenta analisi fonetica e del significato, devono incontrare il mio bisogno comunicativo. Le opere spesso testimoniano l’epoca in cui viviamo attraverso provocazione, esistenzialismo e comunicazione sociale. Per quanto concerne le immagini, vengono associate in modo naturale, sono concettualmente legate alle parole, molte opere vengono rafforzate dal contenuto figurativo.

Qual è stata la prima opera che hai realizzato? E a quale di quelle che hai creato sei maggiormente legato?

La prima opera del periodo Lapidario è stata Piccolo come un universo e risale al 2013. Trovo difficoltà nell’identificarne una superiore alle altre, ogni opera ha un suo momento, il suo significato e ciascuna ha un peso a sé stante, proprio come le parole.

I luoghi che scegli per realizzare le tue opere sono importanti? Mi spiego meglio, la tua volontà è quella di riqualificare determinate zone o edifici?

Scelgo spesso cavalcavia e strade a scorrimento veloce per lanciare i miei messaggi perché mi garantiscono alta visibilità e una divulgazione; altre volte le realizzo su commissione, seguendo una logica più legata al moralismo e all’arte pubblica commissionata.

Ultima domanda, perché hai deciso di mascherarti e di mantenere privata la tua identità?

È una scelta personale che si è concretizzata dopo essere stato assolto in Corte di Cassazione per reato di imbrattamento, inoltre l’anonimato è una scelta che accomuna gran parte della scena street art mondiale.

Ed è così che si conclude la nostra intervista, vi abbiamo incuriosito? Noi speriamo di sì.
Qui di seguito troverete il profilo Instagram @manu¬_invisible e il sito e aguzzate la vista sia a Milano che in tutta Italia, potrete trovare sicuramente uno dei suoi lavori!

A cura di Giulia Ferraris Potino.

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